Ceotto, la casa lungo il fiume

DSC06882 Ceotto Paolo e Mauro

Oggi è un giorno d'inverno in cui il silenzio domina, solo il freddo si fa sentire è arrivato, tardi ma è arrivato. Era atteso e quasi ne godiamo. Nel cortile della cantina Ceotto c'è Paolo a pulire alcune foglie e a sistemare qualche pezzo di legno, qualche ramo spostato nella notte dal vento. Siamo poco sotto al castello di Susegana, a pochi passi dal Piave, e questa famiglia, come molte altre in zona, per anni, ha lavorato a mezzadria per conto dei Conti di Collalto. Molti contadini di queste colline però, negli anni sessanta, sono fuggiti dal duro lavoro di campagna per scegliere il reddito sicuro delle industrie nel fondovalle. Altri hanno resistito, e oggi stanno assistendo ad un nuovo rinascimento dell'agricoltura.

Tra questi la famiglia Ceotto che non ha mai abbandonato i propri campi, riscattandoli dalla mezzadria nel 1967. Paolo ci mostra il libretto del conto corrente colonico intestato al nonno, con le registrazioni risalenti agli anni trenta da cui emerge la condizione economica precaria che portava la mezzadria. I conti erano sempre in rosso per il contadino, ma aveva una casa, una terra da coltivare e le stalle per cui la vita era assicurata. Il vino in questa zona ha rappresentato la fonte di reddito certa, la stalla richiedeva maggiori sacrifici con una resa minore. Nonostante questo le stalle sono rimaste in azienda fino al 2005 e contavano circa 50 capi. Chiediamo a Paolo cosa li avesse indotti ad allevare il bestiame così a lungo. Lui non riesce a trattenere l'emozione, dagli occhi che brillano capiamo già la risposta. 

"amavo quel lavoro, era duro ma ancora adesso quando vedo le immagini delle stalle e delle vacche qualcosa si muove dentro, ma era diventato un lavoro impossibile da sostenere per una famiglia"

Il vino rimane da sempre il protagonista nella vita aziendale. Negli anni cinquanta e sessanta gli osti del trevigiano arrivavano in cantina dai Ceotto per acquistare il vino sfuso, pratica che rimane conservata con orgoglio anche dalla nuova generazione, quella di Mauro che oggi sembra prendere le redini aziendali. Nonostante il grande successo della glera, i Ceotto continuano caparbiamente a produrre anche vini rossi come cabernet e merlot. Sembra infatti che un tempo questa fosse una zona di grande vocazione per le uve a bacca rossa. A questi si aggiunge il Verduzzo Trevigiano, altra varietà diffusa un tempo che oramai ha ceduto il passo all'impotente avanzata della glera. Esiste una dignità del vino sfuso, ci raccontano, la pratica dell'imbottigliamento in casa sembra avere ancora molti interessati e Mauro ci racconta di come i clienti vengano assistiti nelle scelte per l'imbottigliamento "fai da te".

Siamo a pochi passi dal Piave, questo grande fiume con cui ogni abitante dell'area trevigiana ha un rapporto particolare. Le copiose piogge lo hanno ingrossato, non si sente più il rumore dell'acqua che scroscia tra i ciottoli. Un silenzio insolito, quando il Piave è alto non fa rumore ma fa timore. 

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